
Il mercato del fotovoltaico italiano, in considerevole crescita nel 2008 (+150-160% rispetto al 2007), ha attirato l’attenzione di imprese straniere – per così dire – ingolosite dalla presenza nel nostro Paese del Nuovo Conto Energia. Tale formula indica un set di incentivi predisposto dal Ministro delle Attività Produttive, di concerto con il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e d'intesa con la Conferenza unificata, in attuazione della Direttiva europea 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità: questa normativa prevede, infatti, che i Governi adottino uno o più decreti volti all'incentivazione della produzione di energia elettrica dalla fonte solare. Ai sensi della normativa vigente, persone fisiche, giuridiche, soggetti pubblici, condomini che intendano realizzare un impianto fotovoltaico non inferiore a 1 kW – a determinate condizioni – possono beneficiare delle cosiddette tariffe incentivanti. Inoltre, è altresì previsto un premio per gli impianti fotovoltaici abbinati a un uso efficiente dell’energia.
Italia: un mercato attraente per gli investitori.
Anche grazie al Conto Energia, l’Italia sta diventando un mercato molto attraente per operatori e imprese straniere, considerando che i giganti del settore, Germania e Spagna, una volta raggiunti nel 2007 i valori di potenza previsti, hanno tagliato progressivamente gli incentivi pubblici destinati agli impianti fotovoltaici. Così il nostro Paese è divenuto lo scrigno contenente gli incentivi più alti a livello europeo. A titolo comparatistico, è utile rilevare il sorpasso della Spagna nel 2008 sulla Germania per le nuove installazioni fotovoltaiche, pari a oltre 2,6 GW contro gli 1,3 tedeschi. Peraltro, la Germania mantiene il primo posto della classifica mondiale sul totale delle installazioni, con oltre 5,2 GW. Seguono Spagna, Giappone e Stati Uniti. Può essere interessante rilevare che l’Europa è il mercato di sbocco principale per il fotovoltaico, con circa l’80% della capacità installata a livello mondiale, per una potenza di quasi 10.000 MW a fine 2008. Secondo alcune voci, ci si aspetta che comunque in futuro i leader del settore continueranno ad essere europei, dato che – avendo adottato per primi un tale mercato – essi possiederanno presumibilmente comfort ed esperienze maggiori ad altri.
Mercato italiano e benefici all’estero?
Tuttavia, anche se l’Italia occupa la quinta posizione su scala mondiale, occorre considerare quanta parte del valore totale dell’investimento rimane in Italia. E’ dunque d’obbligo verificare l’andamento del mercato domestico, valutando accuratamente il ruolo delle imprese italiane. Secondo stime recenti, il nostro Paese conta circa un migliaio di società di vario tipo e dimensione che operano nel fotovoltaico: banche, assicurazioni, trader, ma anche imprese regolarmente iscritte alle Camere di Commercio. Diversamente dall’eolico però - in cui le italiane giocano da protagoniste - nel fotovoltaico italiano rimane ben poco del business maturato, poiché la presenza delle nostre imprese si concentra nettamente (74%) nello stadio distributivo e di installazione impianti (quindi, come si suol dire, “a valle” della filiera), scendendo al 38% nella fase centrale della procedura, e cioè nella fabbricazione di celle e moduli e sprofondando nella produzione e nella vendita di silicio, per cui l’import si fissa al 98%, con l’esiguo 2% rappresentato da imprese estere con filiale italiana. L’ultimo dato è schiacciante e - forse - preoccupante, se si considera l’importanza del “fattore-silicio”: in circa il 90% dei casi, infatti, la tecnologia impiegata in un impianto fotovoltaico utilizza silicio mono e policristallino, con il restante 10% dedicato al film sottile, interessante espressione ad indicare l’uso di quantità molto esigue di silicio per la realizzazione dei moduli solari.
Analisi del mercato italiano.
Sembra anche opportuno fornire un’indicazione del mercato cui il fotovoltaico si indirizza. Infatti, è utile osservare come in Italia la potenza installata sia spalmata per la maggior parte sul mercato residenziale, in secondo luogo su quello industriale e infine punti sui veri poli fotovoltaici (cioè le centrali), di cui si è registrato un aumento vertiginoso (dal 4% della potenza installata nel 2006 al 31% nel 2008). Questi dati sono interessanti se letti alla luce della conformazione geografica del nostro territorio, al fine di ricercare le zone maggiormente atte all’installazione di impianti. Al riguardo, un progetto nato nel marzo 2009 con la collaborazione del Politecnico di Milano, progetto denominato Ren Lab, ha studiato le opportunità connesse alle quattro filiere principali nell’ambito del rinnovabile: fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse. Desta grande interesse uno dei dati indicati nel rapporto del suddetto progetto: infatti, si è stimato che – sfruttando al massimo la conformazione territorial-orografica italiana – nelle aree agricole scarsamente sfruttate si potrebbe concentrare il mercato degli impianti “a terra”, con conseguente impennata della potenza installata. A mero sostegno numerico: l’utilizzo del solo 2% delle zone agricole intorno a Lodi, Pavia e Mantova consentirebbe di installare entro il 2020 una potenza di circa 5000MW. Sul punto, il direttore dell’Energy and Strategy Group del Politecnico di Milano, Vittorio Chiesa, ha prontamente ricordato che “I maggiori spazi di crescita, negli impianti non a terra, sono da rintracciare negli impianti di media taglia: centri commerciali e capannoni industriali.” Inoltre, se il residenziale – che, come visto, risulta accogliere maggiormente l’utilizzo del fotovoltaico – applicasse il regime nazionale che impone l’installazione di almeno 1 kWp per nuova unità abitativa, entro il 2020 verrebbero installati altri 1000 MW.
La distribuzione del fotovoltaico nella penisola.
Ad ogni modo, non si può dire che il nostro Paese non annoveri tratti particolarmente “virtuosi”: al riguardo, pare degna di nota la triade regionale all’avanguardia composta da Lombardia – Emilia Romagna – Veneto, che insieme assemblano circa il 34% degli impianti installati su scala nazionale. La potenza installata, infatti, sembra subire una crescita con la diminuzione della latitudine. Assumendo poi come differente parametro la potenza prodotta, spunta la Puglia in pole position con il 12,5% nazionale. Eppure, secondo alcune voci, le regioni del Sud potrebbero produrre più energia fotovoltaica in virtù della posizione geografica e di una “febbre solare” più favorevole, ma risentono notevolmente dei limiti della rete nostrana che, come è stato rilevato, “in alcuni punti presenta dei colli di bottiglia e una bassa efficienza”.
Ostacoli amministrativi e fiscali ai progetti fotovoltaici.
Spesso si evidenzia il rischio che la troppa mole di burocrazia sia in grado di “spegnere il sole” nel nostro Paese. Infatti, è bene tener presente che per realizzare impianti di questo genere ci si deve interfacciare con soggetti pubblici, enti locali (comuni) e centrali (Ministero dello Sviluppo Economico), ma anche con i vari soggetti privati di volta in volta coinvolti (e cioè i gestori della rete elettrica). Al riguardo, è necessario interfacciarsi prettamente con i soggetti della P.A. per ottenere tutte le autorizzazioni legate al permesso di costruire ovvero alla dichiarazione di inizio lavori e l’erogazione degli incentivi suindicati. Dal punto di vista burocratico, l’interpretazione centrale per cui l’impianto fotovoltaico si configura come un’opera edile e pertanto necessita di permesso di costruire ovvero di denuncia di inizio lavori (DIA) ha subito alcune scosse profonde con l’emanazione del Decreto Legislativo 115/2008 in attuazione della Direttiva 2006/32CE relativa all’efficienza degli usi dell’energia. Tale Decreto abolisce la DIA per determinati tipi di impianti e snellisce dunque la mole burocratica prevista per le installazioni fotovoltaiche ove recita “…gli interventi di incremento dell’efficienza energetica che prevedano l’installazione di singoli generatori eolici con altezza complessiva non superiore a 1,5 metri e diametro non superiore a 1 metro, nonché di impianti solari termici o fotovoltaici aderenti o integrati nei tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda e i cui componenti non modificano la sagoma degli edifici stessi, sono considerati interventi di manutenzione ordinaria e non sono soggetti alla disciplina della denuncia di inizio attività, qualora la superficie dell’impianto non sia superiore a quella del tetto stesso. In tale caso, è sufficiente una comunicazione preventiva al Comune.” Al riguardo, si deve comunque rilevare che prima dell’emanazione del Decreto alcune Regioni avevano già apportato modifiche considerevoli alla necessità di presentazione della DIA, dichiarandola espressamente non necessaria per l’installazione di alcuni pannelli, (cfr. legge regionale del Lazio N° 26 del 28 Dicembre 2007).
Oltre a difficoltà di tipo amministrativo, esistono anche ostacoli fiscali, tra cui spicca l’ICI. Infatti, una risoluzione dell’Agenzia del territorio del 2008 ha stabilito che le centrali fotovoltaiche siano sottoposte all’ICI (imposta che invece, fortunatamente, non è stata prevista per i classici pannelli sui tetti destinati a consumi domestici). In altre parole, l’ICI “colpisce” i pannelli permanenti al suolo che compongano centrali; esse sono poi assimilate a quelle a turbina e inquadrate come opifici e dunque devono pagare. Questa previsione comporta costi elevati per gli investitori e incide, secondo Assosolare, intorno ai 30.000 euro annui per MW, scoraggiando ovviamente i già ardui investimenti.
E i finanziamenti?Gli impianti fotovoltaici sono normalmente finanziati con una percentuale di capitale di debito – in genere prestiti da istituti di credito – decisamente elevata. C’è da considerare che, per quanto concerne la reperibilità di finanziamenti da parte degli istituti bancari, numerosi tra questi non sono in condizioni economiche adeguate per aumentare la loro disponibilità finanziaria, altri soffrono semplicemente di lentezza nell’erogazione, altri non sono attivi sul campo. Inoltre, in Italia si registrano difficoltà nel trovare grandi progetti da finanziare, come invece accade in Spagna e Germania. In generale, i soggetti operativi nel fotovoltaico hanno avuto modo di verificare il vigore del mercato degli investimenti sul lato “equity”, dato che gli equity investors intravedono possibilità e margini di ritorno economico molto elevati dai progetti da loro finanziati. Il fatto appena menzionato relativo alla carenza di grossi progetti in Italia merita considerazione perché se il progetto è più piccolo – dal punto di vista dimensionale – in genere non permetterà all’investitore di avere un “ritorno” maggiore del finanziamento apportato a monte. Ora, dato l’attuale contesto economico, si prospetta una progressiva riduzione del capitale di debito, che potrebbe sfociare nella riduzione del numero degli investimenti e, quindi, di nuovi progetti. Spostando l’attenzione poi su altri tipi di investitori, si nota come essi siano ancora abbastanza “acerbi” nell’industria del Solare, e serviranno dunque tempo e stabilità economica perché essi possano approfondire la conoscenza nel settore. Si deve registrare una nota positiva nel fatto che, alla richiesta se nel 2010 i finanziamenti relativi alle energie rinnovabili cresceranno, alcuni operatori abbiano risposto affermativamente. Infatti, pur nella consapevolezza dell’attuale crisi economica, si ritiene che il trend potrà avere un’impennata grazie a due potenziali fattori di crescita: le banche, che dovrebbero avviare nuovamente i classici schemi di prestito, e gli investitori equity, che prenderanno confidenza con il fotovoltaico (che, tra i settori delle energie rinnovabili, vede finanziamenti in fase poco matura, data anche la scarsa conoscenza tecnica da parte degli investitori) e ne coglieranno le potenzialità, in modo da favorire un ritorno dell’investimento a condizioni vantaggiose.
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