
E’ iniziata così, come un reciproco scambio di aiuto ed è diventata una storia d’amore.
Almeno quasi sempre…
A quei tempi infatti uomo e lupo parlavano più o meno la stessa lingua e capirsi non doveva essere un grosso problema. Lo è diventato, paradossalmente ma non troppo, mentre noi evolvevamo la nostra capacità di comunicare. Con l’evoluzione della specie umana, infatti, se da un lato sono nettamente aumentate e poi migliorate le nostre capacità intellettive e logiche, dall’altro si sono perse tante prerogative animali: il raffinarsi dell’uso della parola ha di contro reso quasi inutilizzati gli altri canali di comunicazione come quello olfattivo e quello posturale, della quale fanno parte sia i movimenti veri e propri, che i micromovimenti.
Questi sono importantissimi nell’interazione fra animali, dove uno sguardo assume diversi significati anche solo a seconda della direzione in cui viene lanciato, dove un guizzo di lingua sul naso dice molto più di tante parole.
Sia gli esseri umani che i cani sono animali “da branco” che quindi condividono la consuetudine a vivere secondo determinati codici sociali, con numerosi rituali di comunicazione e una struttura gerarchica.
I due codici si somigliano molto e questo può comportare di avere dei malintesi fra le due specie, in quanto ci sono delle sequenze comportamentali che sono uguali nella forma, ma che poi si rivelano diverse nella sostanza: il cane che ci mette le zampe sulle spalle, tirandosi in piedi sulle zampe posteriori non sta manifestando amicizia fraterna, ma sta comunicando la sua tendenza a sottometterci!
Naturalmente ci sono anche codici condivisi, ed è proprio questo che permette la coabitazione fra le due specie fin dall’era delle caverne.
Il branco-famiglia
Si tratta di un gruppo interspecifico, un’entità che divide codici di comunicazione e segnali che ci permettono di coabitare pacificamente, ma che ci fa anche riflettere sul fatto che deve essere l’uomo a conoscere le sottili differenze che ci sono fra i due codici comportamentali e prestare molta attenzione alla coerenza fra comportamento verbale e non-verbale.
Altra cosa molto importante nella comunicazione è l’imparare a proiettare nel giusto modo i nostri atti in quello che è il mondo cognitivo canino.
A questo proposito ricordo che sorridere è un gesto d’affetto solo fra i primati, mentre per i canidi si tratta in sostanza di mostrare i denti.
Il concetto di branco-famiglia implica che tutti i partners hanno un loro ruolo, occupano una posizione gerarchica e hanno interazioni fra loro. Ricordiamoci sempre che la relazione fra la nostra specie e quella canina deriva proprio dal fatto che c’è una comunicazione intuitiva fra noi.
La natura interspecifica del gruppo, tuttavia, la rende leggermente più difficoltosa e soprattutto rende più complicato lo stabilirsi di una gerarchia rassicurante, anche perché molti proprietari tendono a considerare il cane quasi umano, “come un bambino”, e questo comporta una antropomorfizzazione che destabilizza il nostro povero amico.
Il cane infatti non è capace di astrarre per cui i termini come gelosia e vendetta, non hanno per lui nessun significato.
Quando ad esempio il cane si interpone tra due persone che si abbracciano non sta manifestando la sua gelosia, ma sta semplicemente tentando di esprimere una posizione gerarchica, di controllare le distanze fra i membri del branco–famiglia.
Quando, rimasto solo, distrugge uno dei nostri oggetti, non sta vendicandosi dell’abbandono, ma solo placando la sua ansia attraverso l’esplorazione orale di qualcosa che abbia un odore per lui rassicurante.
La gerarchizzazione riveste quindi carattere di primaria importanza nella formazione dei canali comunicativi che saranno alla base di una convivenza pacifica, anzi soddisfacente sia per noi che per il nostro cane.
Ricordiamo dunque quali sono le prerogative sociali sulle quali si può e si deve lavorare per far crescere sereno il nostro cucciolo, così da farlo diventare un tranquillo componente del nostro branco-famiglia.
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Scegliere noi un suo luogo di riposo, da dove non potrà controllare il territorio e dove però sarà rispettato e lasciato tranquillo.
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Non lasciare mai a lui l’iniziativa, per nessuna cosa lo riguardi. Non deve decidere di giocare, di saltarci in braccio, di uscire di casa. Deve sempre essere invitato da noi a fare qualsiasi cosa, e deve terminare qualsiasi comportamento quando lo stabiliamo noi.
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Non deve intromettersi in una disputa fra familiari.
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Non deve mangiare prima di noi, né tantomeno con noi e/o prendere bocconi dal nostro piatto.
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Non deve manifestare la sua sessualità in pubblico.
Ovviamente dobbiamo rinforzare la nostra leadership attraverso non solo divieti, mentre invece con giochi e attività comuni, la cui iniziativa parta sempre da noi esseri umani.
Il cane che passa molto tempo col suo “proprietario”, in maniera corretta, quindi attraverso il rispetto delle regole, sarà un cane felice ed equilibrato, che difficilmente andrà incontro a reazioni abnormi sia contro sé che contro gli altri.
Ecco quindi l’importanza che ha la costruzione del giusto rapporto uomo-cane: permettere ad entrambi di poter vivere nella società moderna senza invadere reciprocamente gli spazi che competono ad ognuno e vivere invece felicemente quelli comuni.






