Sartoriale e architettonica, lussuosa e rigorosa, retrò senza rinunciare ad un contemporaneo tocco di tecnologia: questa l’essenza della collezione Uomo griffata Valentino che ha sfilato ieri nelle sale barocche di Palazzo Corsini.
Per presentare l’uomo del prossimo autunno-inverno, i direttori artistici della maison Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, hanno scelto di far sfilare i modelli lungo sette stanze del Palazzo, privilegiando uno sguardo molto più attento al dettaglio e alla costruzione sartoriale delle mises più che alla rappresentazione scenica. Unico vezzo: enormi schermi illuminati a led a mandare le immagini pixelate della sfilata in un iper-grafico bianco e nero.
Un’idea non casuale, quella di rinunciare alla classica e assordante catwalk, puntuale omaggio alle sfilate di un tempo quando proprio nel capoluogo toscano nasceva la moda italiana e la presentazione delle novità stagionali per mezzo dei défilés, grazie al genio di Giovan Battista Giorgini che nel 1962 accolse al debutto un giovanissimo Valentino Garavani. Tornato a Firenze - nonostante il passaggio di testimone al duo Chiuri-Piccioli - a 50 anni dall’esordio, con una storia nella couture mondiale di primissimo rispetto, Valentino è stato infatti il Guest Designer Uomo di questa ottantunesima edizione di Pitti Immagine, approfittando dell’internazionalità della kermesse fiorentina per accogliere il debutto in passerella del duo creativo alla direzione artistica della griffe, che fino ad oggi aveva presentato le novità maschili nello showroom parigino di Place Vendôme.

Un ritorno al passato anche per l’ispirazione della collezione, con un dichiarato omaggio al cinema degli anni Sessanta e all’eleganza disinvolta di Marcello Mastroianni e Alain Delon, senza dimenticare l’allure romano della Dolce Vita.
35 outfit molto ricercati ma mai rigidi, che ritrovano nel dettaglio contemporary - come la cartella porta Ipad o le linee compatte - una rinnovata chiave di lettura del guardaroba maschile, altrimenti facilmente avvezzo a cadere nella banalità della tradizione.

I colori sono sobri e vagamente cupi: tantissimo nero accompagnato da grigio, blu, verdone e beige. Anche se il grande focus è sui capospalla: loden, cappotti, mackintosh, montgomery e sahariane in nylon e cachemire, ma soprattutto giacche. Da quelle scivolate a due bottoni, a quelle più compatte che cedono al fascino della contaminazione con lo sportswear grazie agli interni di crine che ne diventano fodere ornamentali.

E ancora sperimentazione nelle camicie - tutte rigorosamente bianche - che alle classiche cuciture preferiscono nastrature termosaldate. Le maglie sono in cachemire doppiato e i pantaloni slim, a una pince e con piega centrale; arrivano sopra la caviglia che è lasciata scoperta non solo dalla nuova lunghezza dei pants, ma anche dall’assenza - in tutte le mises - di calze, in perfetto Mastroianni style.
Non mancano gli accessori. Dalla classica cravatta, stretta e bicolore, ai borselli che cedono al vezzo delle borchie.
Silhouettes asciutte, materiali preziosi e colori urban, per un uomo contemporaneo che non manca di rivolgersi al passato con rinnovata sobrietà.
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