
Chi è l’Homo Sapiens? Se la risposta, logica e più semplice, fosse “l’homo sapiens siamo noi”, non varrebbe la pena darsi il tempo di trovare una verità più profonda sulle origini di questa razza che da millenni abita il pianeta Terra.
Il Palazzo delle Esposizioni di Roma ha raccolto in uno straordinario percorso multidisciplinare, primo al mondo, un racconto sull’intera storia dell’umanità che è insieme complesso e giocoso. Questo viaggio nel tempo, nelle diversità che compongono l’essere umano attuale, nella sua scienza e nella sua cultura, è frutto di un progetto internazionale, che coinvolge Italia, Stati Uniti, Israele, Germania, Francia, Australia, Georgia e Sud Africa, e vede il contributo di sedici Università e più di trenta Musei e Istituzioni di tutto il mondo. Dalla sua collocazione attuale, dove rimarrà fino al 12 febbraio 2012, questa mostra si sposterà prima a Venezia, da marzo a giugno, e poi a Trento, da ottobre a dicembre.
Attraverso sei sezioni, si fa chiaro come la vera, forse unica, forza dell’uomo sia nella sua capacità di comunicare con la realtà che lo circonda. Dalle sue radici, in Africa, alla colonizzazione di tutta la superficie terrestre, l’Homo Sapiens non ha mai smesso di porsi in relazione con l’ambiente a lui circostante, ora entrandovi in conflitto, ora cercando di plasmarlo, fino ad arrivare a conoscere suoi simili appartenenti ad altre razze che, più o meno inspiegabilmente, si sono estinte. Allora, percorrendo la storia di cui ciascuno è partecipe nel proprio patrimonio genetico, sono molte le domande cui stimola questa mostra, prima su tutte: in che modo una creatura come il Sapiens, poco dotata sotto molti punti di vista, è riuscita non solo a sopravvivere ma a prosperare su un Pianeta più forte di lui? E perché la razza umana, che è una, vive facendo della diversità un vessillo di conflitti e non di coesione?
Questi interrogativi nascono non solo dall’osservazione di come una creatura, scalza, seminuda e dalla pelle scura abbia improvvisamente deciso di lasciare la propria terra per seguire chissà quale istinto, ma anche dalla presenza, nel percorso espositivo, delle tracce che di sé ha lasciato. Le prime sepolture, ricostruite dettagliatamente, testimoniano il formarsi di un primordiale sentire nei confronti di ciò che il Sapiens cerca di conoscere dai primordi della propria storia; i primi strumenti musicali – incredibile un preistorico flauto, ottenuto da un osso animale – dicono quanto strano fosse questo bipede che improvvisamente scopriva le proprie emozioni; una culla, le incisioni rupestri, i segni grafici. Ciò che l’umanità ha raggiunto oggi va a comporsi in un quadro talmente vasto e lontano nel tempo che merita di ritrovare una posizione nel presente. Scoprire quante parti del patrimonio genetico della razza umana siano comuni con altri esseri viventi è una ricchezza difficile da trovare - capire quanto di ciò che consideriamo altro è in noi è, un modo per capire dove si può evitare di sbagliare nel futuro.
“La parola “cultura” contiene il meglio di quello che possiamo fare, è la via attraverso cui migliorare il proprio comportamento, è il veicolo per comunicare fra noi e gli altri; la cultura può aiutare alla conoscenza del diverso, a capire cosa merita importanza: dove si riconosce la diversità, c’è la possibilità di creare la novità”. Luca Luigi Cavalli Sforza, curatore di questa mostra con Telmo Pievani, ne ha racchiuso il senso in quest’affermazione. Ciò che si può vedere, scoprire, ammirare, di cui ci si può stupire, proviene dai Paesi che hanno collaborato alla sua realizzazione fornendo il prezioso materiale esposto, dalla cultura, appunto, di chi ha curato le sezioni multimediali e interattive e, ovviamente, dall’intero patrimonio che l’Homo Sapiens ha costruito dal giorno in cui la sua razza ha visto la luce sulla Terra.
Copyright Aurora e MyAuroraTag 2011
Vietata la riproduzione anche parziale dei presenti contenuti
Nessun media collegato






