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Domenica 20 Maggio 2012
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REALISMI SOCIALISTI
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Venerdì 21 Ottobre 2011
Boris Kustodiev Il bolscevico, 1920. Galleria Statale Tret’jakov, Mosca
L’arte contemporanea è un territorio difficile da esplorare. Spesso non ammette mezze vie né da parte della critica né da quella del pubblico cui è presentata: il rischio è di provare immediato amore o decisa repulsione.
Al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la mostra “Realismi Socialisti. Grande pittura sovietica 1920–1970”, aperta dall’11 ottobre 2011 all’8 gennaio 2012, apre una terza strada: la meraviglia. In primo luogo è impossibile non rimanere stupefatti di fronte alla tecnica dei maestri russi, capaci di mantenere viva la tradizione delle accademie rinnovandola con le suggestioni del presente. Affascinano le dimensioni delle opere esposte, enormi tele celebrative che raccontano i successi delle nuove classi politiche e le difficoltà, sempre uguali, di quelle proletarie e popolari. Incantano i dettagli fotografici in cui sono racchiusi, con una sensibilità di cui pochi artisti sono capaci, i simboli di denuncia ai regimi che si sono avvicendati in Russia per tutto il secolo passato.
A questi fattori si uniscono una presentazione cronologica delle opere che non è per niente noiosa ma ha la precisa funzione di raccontare una storia del tutto, o quasi, sconosciuta alla cultura occidentale e il valore della testimonianza di artisti che, alla fuga, all’esilio, hanno scelto (coraggiosamente) di non abbandonare la propria Patria cercando di fotografarla esattamente com’era.
I nomi di Jurij Pimenov, Isaak Brodsky, Georgj Rublev, Aleksandr Samochvalov, Vasilij Efanov, Archadij Plastov, Dimitrij Žilinsky, Gelij Koržev, finalmente non saranno più sconosciuti e, insieme a quello di Alexander Deineka (cui il Palazzo delle Esposizioni ha dedicato una precedente monografica) trovano il posto che meritano nella storia dell’arte (europea e mondiale) del XX secolo.

Realizzata nell’ambito del programma di scambio culturale Italia-Russia 2011, a questa mostra si aggiunge il merito di portare per la prima volta fuori dai confini russi opere provenienti dal Museo Statale Russo di San Pietroburgo, dalla Galleria Statale Tret’jakov e dal Centro Statale Museale ed Espositivo “ROSIZO” di Mosca.
La mostra è a cura di Matthew Bown, Evgenija Petrova, Zelfira Tregulova.

Parallela è la monografica sulla fotografia di Aleksandr Rodčenko. Questo maestro, tra i principali fautori del movimento dell’“Avanguardia Russa”, è raccontato attraverso circa 300 opere tra fotografie originali, fotomontaggi e stampe vintage. Dagli anni ’20, in cui in Russia si stavano avviando sperimentazioni artistiche che avrebbero influito sulle future correnti sviluppatesi in Europa, Rodčenko inizia ad applicare alla fotografia i principi propri del costruttivismo: da mero strumento di riproduzione della realtà, l’immagine fotografica diventa mezzo per la rappresentazione dinamica di costruzioni intellettuali. Da quel momento la creatività di questo fotografo non troverà sosta e sarà applicata a più ambiti: teatro, cinema, grafica, pittura e design rivedranno le proprie prospettive rivestendosi di nuove forme e nuovi colori.
Grazie alla tenace tutela degli archivi famigliari da parte della figlia Varvara, a seguito della morte del padre tradito in tarda età dagli amici e messo da parte dal regime, l’immenso patrimonio d’immagini di Rodčenko è confluito nel primo museo russo dedicato alla fotografia, la House of Photography of Moscow. La direttrice Olga Sviblova, che ha reso disponibile questa esposizione, è qui curatrice.

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Manuele Menconi
 
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