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MONDRIAN: L'ARMONIA PERFETTA
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Venerdì 14 Ottobre 2011
Composizione con grande piano rosso, giallo, nero, grigio e blu (dettaglio)
“Piet Mondrian è uno dei pochi artisti che hanno lasciato una produzione regolare. In questa, ciò che affascina e desta ammirazione è la ricerca di una pittura armoniosa, dalla quale sarebbe nata l’arte astratta. Per Mondrian l’arte era più che la mera riproduzione della realtà. Con la sua pittura, voleva raggiungere uno scopo più alto. Era alla ricerca dell’armonia, di un’arte universale”.
Le parole di Benno Tempel, Direttore del Gemeentemuseum de L’Aia e curatore della mostra “Mondrian. L’armonia perfetta” che dall’8 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012 sarà ospitata nel complesso del Vittoriano di Roma, ben ne esemplificano il titolo.

Il percorso espositivo, avvalendosi anche della collaborazione scientifica di Hans Janssen e Franz W. Kaiser dal Gemeentemuseum de L’Aia, di Michael White dall’Università di York e dell’architetto Frans Postma, inquadra perfettamente l’intera evoluzione stilistica dell’artista olandese.

Dai primi dipinti, opere considerabili classiche per un pittore di fine Ottocento, vicine alle correnti figurative, di paesaggio ed impressioniste, le immagini evolvono sotto gli occhi dei visitatori in quelle di un Mondrian che, uscendo dai confini del proprio Paese, conosce la corrente del Simbolismo e il pensiero teosofico. La sua arte muta e inizia a sviluppare il concetto di equilibrio formale fra verticale e orizzontale (che nel pensiero teosofico rappresentano il maschile e il femminile), si arricchisce di simboli, appunto, e si spoglia della luce naturale, cedendo il passo a un chiarore diffuso. Qui, il confronto con altri artisti a lui contemporanei, di cui sono presenti quaranta opere, inizia a mostrare come, pur seguendo strade già aperte da altri, l’artista olandese andasse sempre elaborando uno studio e un linguaggio del tutto autonomo. Le sezioni dedicate agli influssi del puntinismo e del fauvismo seguono lasciando spazio alla svolta cubista avvenuta a Parigi a seguito della conoscenza delle opere di Picasso e Braque; questo insieme porta Mondrian ad unirsi artisticamente al pittore e architetto Theo van Doesburg con cui fonderà la rivista De Stijl nel 1917, vero crocevia delle nuove correnti artistiche e punto di origine del Neoplasticismo. Per definire questo pensiero l’artista pubblicò più di un saggio in cui cercò di definire a parole la propria ricerca artistica che era a un tempo astratta, essenziale e geometrica. È a questo punto che Mondrian abbandona anche la ricerca cubista, dedicandosi esclusivamente alla realizzazione di quell’armonia nell’arte che lo portò a dipingere le tele per cui, oggi, è maggiormente noto. I primi pannelli in cui reticolati di linee e blocchi di colore sono disposti in composizioni a griglia risalgono al Primo dopo Guerra e seguiranno la crescita artistica del pittore sino alla sua morte, avvenuta a New York, nel 1944.

Una colonna sonora fra cui spiccano i nomi di Georg Antheil, Max Reger, Charles Ives, percorre gli spazi del Vittoriano a completare la visione polifonica che Mondrian aveva della sua arte che, sosteneva, non poteva essere letta senza il completamento con la controparte musicale del periodo in cui nasceva.

Questa esposizione, in cui sono presenti prevalentemente opere provenienti dal Gemeentemuseum de L’Aia, vanta la collaborazione e il supporto di grandi istituzioni museali come il Denver Art Museum, il Philadelphia Art Museum, la National Gallery of Canada di Ottawa, il National Museum of Modern Art di Kyoto. L’artista olandese, a torto ricordato soltanto per la parte finale della sua crescita artistica trova, finalmente, un vero riconoscimento e, insieme si fa spunto per ampliare l’orizzonte di un intero secolo di sperimentazioni attraverso cui gli artisti non hanno cercato soltanto la strada della fama quanto, piuttosto, una redenzione per il destino sciagurato degli uomini a loro contemporanei.

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Manuele Menconi
 
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