LIPPI E BOTTICELLI
Domenica 09 Ottobre 2011

La locandina della mostra
Dal 5 ottobre 2011 al 15 gennaio 2012, con la mostra “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ’400”, le Scuderie del Quirinale celebrano attraverso un parallelo fra i due Maestri, l’opera del primo. L’esposizione nasce con l’intento di “rendere merito a questo nobile artista e mostrare al grande pubblico la sua indiscussa grandezza che, dal confronto con Botticelli, sarà pienamente inverata” – come nelle parole del Presidente delle Scuderie Emmanuele F.M. Emanuele.
Nel percorso espositivo, curato dal direttore della Galleria Palatina, degli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti e del Giardino dei Boboli di Firenze Alessandro Cecchi, quello che risalta, oltre alla cura cronologica e iconografica con cui sono state raccolte le opere, è la documentazione scritta che ha accompagnato i momenti principali della vita di Filippino Lippi. Seguendo, e forse dettando, una tendenza che si sta facendo strada nelle esposizioni d’arte, la cura con cui sono stati scelti i carteggi che si riferiscono alle questioni private e lavorative di Lippi, permette di capire a fondo la delicata natura del pittore, la sua dedizione all’arte, il garbo di un uomo che, come testimoniato dallo stesso Giorgio Vasari, “sempre visse in grandezza et in riputazione”.
Nato a Prato intorno al 1457, iniziò giovanissimo la sua formazione nella bottega del padre Filippo, di cui Botticelli era stato allievo; rimasto orfano all’età di dodici anni, proseguì la sua formazione presso quest’ultimo. Tale continuità nell’insegnamento e nella pratica, resero i primi lavori di Filippino Lippi talmente vicini a quelli del secondo Maestro che per lungo tempo gli furono attribuiti dalla critica come ad artista “Amico di Sandro”. Uscito dalla bottega, lavorerà prima a Lucca per poi confermarsi nel territorio fiorentino, dove tornerà anche a seguito di una permanenza romana – in cui affrescò la Cappella Carafa, nella chiesa di Santa Maria Sopra Minerva.
In questa mostra sono racchiusi più livelli di godimento. Il primo, più vicino al grande pubblico, e comunque di maggior presa emotiva, è lasciarsi incantare da una tecnica artistica che traduce in immagine la religione, la filosofia e la mitologia celebrandone la grazia. C’è la possibilità di ripercorrere la vita di un figlio illegittimo (il padre era un frate, la madre una monaca) che, sempre nelle parole del Vasari “meritò coprire con la grazia della sua virtù l’infamia della natività sua”; infine c’è una sfida avvincente nel continuo confronto fra il Maestro Botticelli e l’allievo/rivale Lippi. Da quest’ultimo nessuno dei due esce vincitore o vinto e quel che risalta è piuttosto una questione storica: Botticelli ha evoluto – e in parte spogliato - la sua arte seguendo i cambiamenti della politica e del pensiero che hanno visto la Firenze Signoria dalla metà del ’400 mutare in repubblica con Savonarola al volgere del secolo.
Lippi, trasferitosi a Roma nel 1488 (anche qui il passaggio è documentato da carteggi verso il Cardinale Oliviero Carafa a firma di Lorenzo de Medici), subisce il fascino dell’immenso repertorio di arte classica dell’Urbe e lo rielabora nelle sue produzioni; tali immagini rimangono nella sua opera successiva e, tornato nella città natale, da cui si sposterà una volta verso Pavia e una verso Bologna, completeranno la sua formazione pittorica.
Botticelli ha posto una sorta di punto fermo sulla sua produzione artistica, facendosi così incarnazione dello spirito del Rinascimento; Lippi scegliendo una strada più eclettica ha dettato una maniera che, nel futuro prossimo alla sua morte, nel 1504, ha trovato più di un seguace.
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