PALAZZO BARBERINI RIAPRE 10 SALE
Domenica 03 Luglio 2011

Il Min. per i Beni e le Attività Culturali G. Galan e la
Con dieci nuove sale, al secondo piano di Palazzo Barberini, finalmente tornate alla Galleria Nazionale di Arte Antica, il mondo intero ha la possibilità di riscoprire capolavori della pittura – prevalentemente italiana – dal Seicento fino alla fine del XVIII secolo. Un restauro durato quattro anni e costato circa 20 milioni di euro restituisce un patrimonio culturale il cui valore inestimabile, soprattutto da un punto di vista artistico, passa finalmente al pubblico beneficio.
Il Palazzo, costruito nel 1625-1633 ampliando la struttura del preesistente edificio della famiglia Sforza, su un progetto di Carlo Maderno (coadiuvato da Francesco Borromini e poi passato sotto la direzione di Gian Lorenzo Bernini), è uno dei simboli della principesca Roma papale, emblema del potere temporale di Urbano VIII. Residenza privata fino al termine della Seconda Guerra Mondiale, fu acquistata dallo Stato Italiano che per anni ha consentito la coabitazione nelle sue sale della Galleria e del Circolo delle Forze Armate. Oggi, nei 12mila metri quadrati in cui si articola il percorso espositivo, è possibile ammirare la storia della pittura italiana ed europea senza la spiacevole sensazione di trovarsi in un refettorio (i militari cucinavano e l’odore si diffondeva in tutta la Galleria).
Oltre alle opere di autori noti al grande pubblico, fra cui spiccano Raffaello, Tiziano, Caravaggio, il percorso, seguendo un ordine cronologico che parte dal XII secolo, offre la possibilità di conoscere la pittura francese, quella tedesca e quella fiamminga, di cogliere interconnessioni fra autori italiani e d’oltralpe, la pittura di paesaggio e l’arte sacra, la dedizione dei Veneti e dei Toscani, la passione dei Napoletani, le infinite possibilità dell’espressione artistica legata a committenze di diversa provenienza sociale e la certezza che l’arte, nelle sue molteplici applicazioni, rimane sempre fedele a se stessa.
Le dieci nuove sale, cui è possibile accedere salendo attraverso la prospettiva della scala elicoidale di Borromini, sono per cura e per semplicità un vero tributo allo spirito compositivo del Palazzo. Nei colori scelti, che richiamano quelli tanto amati dal primo ’700, nella decisione di mantenere aperto il passaggio attraverso la stanza del Corvi decorata intorno al 1780, nella scelta di collegare i vari ambienti con un sistema di scale in legno nate per facilitare le persone con difficoltà motorie – basta premere un tasto perché i gradini si uniscano a formare pedane mobili – sono tangibili il rispetto per l’arte e la volontà di comunicarla. Ancora, sono esposte opere, in una sala dedicata, della collezione Lemme (l’avvocato romano ne aveva donate 182 allo stato undici anni fa; in conferenza stampa le scuse del Ministro dei Beni Culturali per tale ritardo nel renderle pubbliche). I Caravaggeschi, i Vedutisti, i Francesi e molti dei grandi “dimenticati” del Secolo dei Lumi possono finalmente ritrovare il loro nome e la collocazione che meritano; i visitatori non devono far altro che lasciarsi incantare dal loro linguaggio e dalle forme che hanno scelto per dipingere la loro epoca.
Per essere inserita, come da molto tempo meriterebbe, nel novero dei più importanti musei del mondo, alla Galleria Nazionale di Arte Antica resta soltanto da ultimare il restauro della facciata che dà su Piazza Barberini e da mettere in atto, al più presto, quello delle facciate sui cortili interni.
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