
“Gli irripetibili anni ’60. Un dialogo tra Roma e Milano” potrebbero essere la meta di turisti e visitatori presso la capitale d’Italia dal 10 maggio al 31 luglio o un’alternativa al classico “giro di shopping” per chi sarà a Milano, dove questa mostra verrà spostata nel complesso del Palazzo Reale, dal 7 settembre al 20 novembre.
Nelle sale della Fondazione Roma Museo, attraverso più di 170 opere, rivivono colori luci forme ed ombre direttamente da quegli anni.
Anni in cui l’Italia era in pieno fermento culturale e, ricca di nuove energie, aveva posto le basi per risollevarsi dalle rovine che le aveva lasciato la Seconda Guerra Mondiale; insieme con una sorta di nuovo “modo di vivere italiano” stava attraversando il “boom economico”. Non soltanto Milano, già capitale della moda e del design, ma anche Roma, insieme a molti altri grandi e piccoli centri in tutta la Penisola, stavano sperimentando nuovi linguaggi espressivi in ogni tipo di arte.
Sulle sponde del Tevere si era trasferita parte dell’industria cinematografica americana e gli italiani, di riflesso, facevano esperienza di cosa fosse il gusto americano; pur mantenendo salde le proprie tradizioni allentarono la stretta su molti aspetti del vivere quotidiano, diventando un po’ meno nazionalisti e un po’ più europei, se non già cittadini di un “villaggio globale”.
È in quest’atmosfera che gli artisti di ogni angolo del Pianeta scoprivano l’Italia e questa, per parte sua, restituiva personalità capaci di interpretare le nuove esigenze del mondo dell’arte. Lucio Fontana, Piero Manzoni, Mario Schifano, solo per nominarne alcuni, sono con la loro arte un esempio di quello che le nuove correnti espressive cercavano di diventare. Ancora, un vessillo di tali istanze è racchiuso nelle parole di Emilio Isgrò “c’era una volontà di affrontare la realtà con un approccio diverso; non avevamo nessun desiderio di essere provocatori. Gli anni Sessanta non sono da rimpiangere ma devono servire a dimostrazione del fatto che può sempre esserci una prospettiva diversa rispetto a quella comune per guardare la realtà”.

Piero Manzoni - "Linea infinita" 1960 - Mimmo Rotella - "Aranciata" 1966
In questa mostra sono riuniti tutti questi pensieri, queste speranze ed esperienze. Suddiviso in quattro sezioni, il percorso espositivo aiuta i visitatori a percorrere una strada per comprendere l’arte di quel periodo: dall’inespressività delle monocromie all’uso di oggetti e immagini da parte della nascente cultura Pop, dalla nuova scultura internazionale fino alle sperimentazioni artistico/costruttive che mescolano materiali, forme e segni diversi di diversa provenienza e significato. Audio guida compresa nel prezzo del biglietto in modo che non sorprenda vedere un’aerea scultura di Alexander Calder di fianco ad una piccola scatola di “Merda d’artista”, opera di Piero Manzoni, o ancora una fotografia dalla perfezione formale di Man Ray in posa di fronte ad una della Scala di Milano ritoccata manualmente da Richard Hamilton.
Richard Hamilton - "La Scala" 1968
È quasi divertente l’incontro con una gigantografia dei Beatles direttamente prima di un cortometraggio di “Anemic cinema” realizzato da Marcel Duchamp, quasi ci fosse una relazione fra la loro musica e il movimento ripetitivo al limite dell’ipnotico della pellicola. Non è uno shock, infine, “Volkswagen” di Emilio Isgrò – aperta dichiarazione da parte dell’artista: l’industria automobilistica è il nuovo dio – direttamente precedente alla “Colonna del viaggiatore”, opera in cui Arnaldo Pomodoro trascende la scultura accademica per esprimere il costante sentimento dell’uomo di esplorare nuovi mondi.
Emilio Isgro - "Volkswagen" 1964
L’arte degli anni Sessanta sottende ad imperativi precisi: non la volontà di scandalizzare ma di cambiare la società, non quella di originare qualcosa di nuovo, ed unico, ma la possibilità di essere riprodotta e riproducibile all’infinito. Essa è stata per l’Italia, in larga misura questa mostra lo dimostra, un vero momento di confronto.

Man Ray - "Venus restaurÇe" 1936-1971 - Christo Javacheff - "Barrels" 1968
L’esito di tale “esame” culturale è nel presente. Per dimostrare uno spirito cosmopolita, gli italiani hanno finito per mettere da parte la loro tradizione accademica e l’hanno consegnata allo studio attento del resto del mondo; per sentirsi parte di una comunità c’è stata una rinuncia in originalità. Sul banco di prova di questi dieci anni, non “irripetibili” ma coatti, fino al presente, in una costante riproduzione hanno consumato il loro pasto la politica degli anni ’70, le speculazioni degli ’80 gli inutili quanto inevitabili scandali dei ’90, fino ad un presente in cui gli orizzonti sono tanto confusi alle masse quanto ben delineati nei progetti di pochi. Nell’epoca in cui l’imperativo è “andare avanti” nessuno sembra essersi accorto di vivere in un manifesto pubblicitario degno di Andy Warhol.
Piero Manzoni - "Achrome" 1958
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