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HET DEPOT. UN INNO ALLA SCULTURA
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Mercoledì 06 Aprile 2011
Eppe de Haan - Desiderio - Marmo
Esiste un luogo speciale nella cittadina di Wageningen in Olanda, interamente dedicato alla scultura contemporanea. Villa Hinkeloord ed il suo giardino, l'ex arboretum della Wageningen University che vanta la più rinomata facoltà di botanica in Europa, convivono da qualche tempo con opere scultoree di artisti contemporanei di indubbio misterioso fascino.

La scommessa di questa istituzione, museo e galleria allo stesso tempo, si concretizza in diversi aspetti, anzitutto la sua natura polimorfica sia per intenti che per spazi. Come detto si tratta di un museo di arte contemporanea e allo stesso tempo di uno spazio espositivo, trampolino di lancio per gli artisti che vi affidano le proprie opere con l'intenzione di venderle a chiunque volesse acquistarle. Het Depot (“Il Deposito”), questo il nome della galleria, è quindi un limbo per le opere d'arte che, nell'attesa di essere acquistate assistono immobili all'avvicendarsi dei visitatori.

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Esterno (sopra) ed Interno (sotto) di Villa Hinkeloord
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Benché perfettamente coese, le tre aree espositive son ben distinguibili, trattandosi di una villa del diciannovesimo secolo, di un ex giardino botanico e di un'avveniristica torre di vetro. Passeggiando per il giardino si ha la sensazione che la vegetazione e le sculture siano state disposte l'una a decorare le altre e viceversa. L'equilibrio tra le due anime è perfetto: è come se la siepe si scostasse riverente per lasciare lo spazio all'Ermafrodito di Aart Schonk (1946) che specchia se stesso, doppio per natura, nell'acqua che per metà lo nasconde al di sotto delle natiche. Alberi e
sculture rispondono come silenziose meridiane ai giorni che scorrono con giochi di ombre e luci, e si modificano impercettibilmente, scavati dalla pioggia e dal vento.

schonk_weerspiegeling2_groot Ermafrodito, A. Shonk (bronzo, 2004)

L'intenzione di Het Depot è dichiaratamente la valorizzazione di opere di scultori contemporanei che hanno come soggetto il torso umano o che fanno riferimento, seppur frammentariamente, al corpo dell'uomo. Tutte le opere in mostra, sia nella collezione semi-permanente che nelle mostre temporanee infatti reinterpretano il corpo umano ed in larga parte sono proprio delle variazioni sul tema del torso. Si ha la netta sensazione di fare un balzo all'indietro nel tempo, nella Italia del Seicento, quando dalla terra sbucavano si continuo statue antiche, romane e greche, che andavano ad infiammare le mani ed ispirare le menti di artisti come ad esempio quelle di Michelangelo Buonarroti. E' proprio il Torso del Belvedere, sebbene in forma di copia di gesso, esposto a Het Depot il punto di partenza. Sembra oggi idealmente ripetersi, ad almeno quattro secoli di distanza quella processione di artisti che copiavano quel busto nel giardino del Palazzo del Belvedere, onde carpirne e riprodurne le segrete proporzioni.

Lo spazio espositivo interno è ridotto a semplicissimi piedistalli che esaltano le sinuosità poetiche delle sculture che li sovrastano, caratterizzandole una ad una, e consentendone l'ispezione completa.
Per la maggior parte di esse è consentito addirittura che siano toccate. Anzi, vengono organizzati dei laboratori per disabili, nei quali questi sono invitati ad accarezzare le opere onde saggiarne la consistenza e ricreare nella mente la loro forma.

L'attenzione è tutta rivolta alle opere che sono disposte tra le varie stanze della galleria. Agli artisti si accenna con poche righe in una scarna brochure in lingua olandese che guida l'osservatore spiegando per sommi capi la concezione dell'opera stessa. Le sculture devono parlare da sole. I loro titoli ed il prezzo si possono leggere nei cartellini che sono raccolti in un angolo di tutte le varie stanze.

Periodicamente Het Depot dedica ad uno dei suoi protetti un volumetto monografico, o meglio un catalogo ragionato, arricchito di articoli di critici d'arte locali nonché di fotografie delle opere.
Diversi sono gli artisti italiani: Novello Finotti (Verona, 1939), Roberto Rocchi (Carrara, 1962) e Giancarlo Franco Tramontin (Venezia, 1931), cui a breve sarà dedicata una personale.

Fino al 5 giugno 2011 nel basamento della torre di vetro si svolge la personale dedicata ad una scultrice nativa di Amsterdam dal nome che ne richiama l'attività, Petra Boshart (1960). In realtà il legame con la scultura ha radici ben più profonde per quest'artista. La Boshart proviene infatti da una famiglia di lavoratori della pietra, sebbene lei sia stata la prima a scolpirla con intenzioni artistiche. Le sue sculture giocate tra tonalità di nero e bianco, raccontano di misteri antichi, di popolazioni lontane nel tempo e nello spazio; le forme sono semplici, concentriche, piramidali richiamano la natura ed in essa lo spettatore si può riconoscere: morbido e sinuoso è un cervello gigante di marmo bianco, turgido e nero come l'ossidiana è il seno che si erge al di sopra di un alveare grigio in latte e miele, e attraverso due sezioni di alabastro trasparente, dalla forma che ricorda nuovamente la sede del cervello, si intravvedono le idee che si organizzano in mappe mentali.

petraboshart_mamatoto Mamatoto, Petra Boshart (sandstone)

L'ingresso a Het Depot, in tutte le sue sedi, è gratuito. Il visitatore è invitato a collezionare fino a tre cartoline giganti con le riproduzioni fotografiche che rappresentano le opere che più lo hanno colpito durante la visita.

petraboshart_mentalmap Mental Map, Petra Boshart (alabastro)

Copyright My Aurora Tag– Aurora The World Wide Inrteractive Journal 2011

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Images: Copyright Het Depot Beeldengalerij
Link:
http://www.hetdepot.nl/eng/
Anna Bianco
 
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