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RINNOVABILI E MERCATO
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Lunedì 04 Aprile 2011

All’ombra del “Decreto Rinnovabili” di recente approvazione, il convegno “Rinnovabili 2.0 Dopo gli incentivi il mercato”, che si è tenuto il 29 marzo a Roma a Palazzo Rospigliosi Pallavicini cerca di fare luce sullo stato attuale del settore italiano nei confronti di tali energie.

Significativi i termini “incentivi” e “mercato”. Anche il settore energetico, infatti, è da analizzare secondo il meccanismo produzione/distribuzione e, con la loro presenza, aziende legate a tale filiera e rappresentanti del mondo delle istituzioni hanno alternato i due punti di vista sotto cui va delineandosi il nuovo orizzonte dell’energia.

Mentre il fronte degli imprenditori sembra aver formato una linea compatta, riassumibile nell’affermazione di Marco Costaguta, direttore di Bain&co, secondo cui “la velocità di affermazione nel lungo periodo dipenderà dalla possibilità di sviluppare supply chain globali e forniture di componenti da paesi low cost, sostenute da investimenti privati e dalla capacità di fornire soluzioni integrate e non solo tecnologia”, il mondo della politica sembra ancora diviso.

Carlo Durante, presidente del comitato scientifico di questo convegno, ha sapientemente puntato il dito su entrambe le categorie. Accusando i primi, gli imprenditori, di essere pavidi, incerti di fronte ad investimenti necessari nelle nuove fonti energetiche, soprattutto alla luce dei fatti attuali relativi al nucleare in Giappone ed alla crisi  - che attuale la è da anni ormai - del petrolio. I secondi di essere un po’ lenti (quando non sono tardivi o pentiti dell’ultimo secondo) nel prendere decisioni, con un difetto visivo sulla realtà simile ad una miopia acuta; ma la politica, anche se non giustificabile per questo, parla troppo spesso, anche in ambiti dove sarebbe richiesta maggiore praticità, il linguaggio che le è proprio.

2.0 vuole, a tal proposito, racchiudere un messaggio, che nella lingua del “volgo” potrebbe essere tradotto con le parole “darsi una svegliata” (utilizzate da più di un relatore), che è quello di rinnovare, senza più esitazioni di sorta, un settore che ne ha davvero necessità.

Ecco gli incentivi: da parte dello stato Italiano e, in scala allargata, dall’Unione Europea che proprio negli ultimi anni sta promuovendo una vera campagna per una “rivoluzione energetica” allo scopo di dare vita ad un mercato unico dell’energia. In questa chiave, oltre ad ottenere una maggiore indipendenza rispetto agli importatori di fonti altre, acquisendo una notevole forza competitiva sotto qualsiasi settore dello sviluppo umano, produrre energia autonomamente si tradurrebbe, nel lungo periodo, in una più vasta quantità di denaro liquido e spendibile da parte sia di grandi gruppi economici sia dal privato cittadino.

Considerando che, dati alla mano, l’80% degli italiani si dichiara favorevole all’energia solare e, in generale, l’utilizzo di denaro pubblico per la ricerca e lo sviluppo in tale settore non è percepito come un investimento a vuoto, rimane solo una questione in sospeso: a che scopo continuano a ripetersi conferenze, dibattiti, “tavole rotonde” e quant’altro sulle questioni legate alle energie pulite quando è evidente una volontà diversa, che è quella di iniziare i lavori?

Manuele Menconi

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