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LA TERRA HA L'INFLUENZA
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Domenica 28 Novembre 2010
Il comunicato dell’Union for Conservation of Nature (IUCN), che ha aperto la sessione intermedia di Bonn (31 maggio - 11giugno 2010), oltre a sottolineare il fallimento di Copenhaghen (COP15) e ad esortare i governi ad un maggiore impegno ed interesse verso la causa, illustra l’attuale condizione climatica: “Le emissioni di gas serra continuano a causare aumenti allarmanti delle temperature. Le temperature combinate globali della terra e della superficie dell'oceano, nel mese di aprile (n.d.a. 2010) sono state le più calde mai registrate. Le riduzioni attuali e gli impegni a ridurre le emissioni non saranno sufficienti a mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi.

Ciò si tradurrà in un danno irreversibile per i livelli di sostentamento e gli ecosistemi dai quali dipendiamo tutti”.
Il dott. James Hansen è uno dei più importanti scienziati del mondo in materia climatica e ambientale. Astrofisico, professore, ricercatore nonché attualmente capo del Goddard Institute for Space Studies della NASA, è stato il primo a denunciare, nel 1981, i rischi del riscaldamento globale. Sotto la sua direzione, l’istituto ha elaborato una serie di studi, calcoli e simulazioni sul cambiamento climatico e sugli impatti antropici, ricavando una serie di dati sullo stato attuale del
pianeta e fornendo previsioni sulle possibili condizioni future . Dagli studi emerge che il livello di CO2 presente nell’aria, che non dovrebbe superare i 300 ppm (parti per milione), è attualmente di quasi 400 ppm; il valore continua ad aumentare di circa 2 ppm l’anno. Anche gli altri gas serra (metano, ossido nitroso, ecc.) sono aumentati: se teniamo conto del periodo preindustriale l’aumento calcolato è di circa il 60%. Lo studio delle carote di ghiaccio ha, inoltre, rilevato che le
concentrazioni nell’atmosfera di CO2 e metano non hanno mai raggiunto i valori attuali nell’arco degli ultimi 800 mila anni, né mai ciò si è verificato per cause naturali. Il quadrimestre gennaio - aprile 2010 ha avuto le temperature più alte mai registrate dal 1880 (dati intesi a livello mondiale), soprattutto nell’Artico, con il conseguente scioglimento dei ghiacciai. L’anno 2009, secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), è stato il 5° anno più caldo dal 1850. La
temperatura del decennio 2000-2009 è stata più elevata di quello precedente, e quest’ultimo ancor più caldo di quello prima.

I ghiacciai sono, quasi ovunque, in regresso: alcuni di essi hanno subìto enormi danni, come nel caso di quelli residui del Kilimanjaro ridotti in area ,dal 1912 ad oggi, di circa l’85%. O, ancora, come nel caso dei ghiacciai polari che stanno subendo una grave perdita di massa: misure gravimetriche satellitari stimano una perdita di 1500 miliardi di tonnellate di ghiaccio in Groenlandia e 800 miliardi di tonnellate in Antartide. Ogni anno gli oceani subiscono un tasso medio di risalita di 3,2 mm. In alcune aree però, come quella del Pacifico Occidentale, il tasso di risalita è di circa 12mm, mentre in altre aree si abbassa fino a 5 mm.

I rapporti di valutazione più recenti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change - Gruppo Consulente Intergovernativo sul Mutamento Climatico, organo delle Nazioni Unite), datati 2007, oltre a sostenere molte parti degli studi dell’istituto, sopra citate, hanno evidenziato che il riscaldamento climatico è dovuto, con una probabilità compresa tra il 90 e il 95 per cento, alle emissioni di gas serra determinate dalle attività umane. L’impatto di tale effetto, secondo le stime,
durerà almeno un millennio. Entro la fine del secolo la temperatura superficiale della Terra crescerà da 1,8 a 4 gradi centigradi, con una possibilità, scarsa, di aumentare fino a 6,4 gradi.

Infine, dal dossier pubblicato da Legambiente nel 2009 sui “Profughi Ambientali” stando ai dati forniti dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees - UNHCR) e l'International Organization for Migration (IOM), entro il 2050 circa 250 milioni di persone saranno costrette a migrare dalla loro terra a causa di siccità, desertificazione, scioglimento dei ghiacciai, crescita del livello dei mari, insomma di tutte quelle che, ingenuamente potremmo chiamare “catastrofi naturali” ma che, quasi sempre, sono artificiali e
antropiche. Entro il 2100 metà della popolazione potrebbe trovarsi a fronteggiare una grave crisi alimentare dovuta ai cambiamenti climatici: il rapido innalzamento delle temperature rischia d’alterare gravemente i raccolti nelle zone tropicali e subtropicali senza possibilità di reazione in quanto processi irreversibili (se non in milioni di anni).In alcune zone del continente nero si potrebbe arrivare a perdere circa il 75% della terra coltivabile.

Il 2009, anno della crisi economica, è coinciso anche con la registrazione di una diminuzione, sebbene minima, di CO2, un dato questo che dovrebbe farci meditare e soprattutto comprendere come sostanzialmente sia l’uomo la causa principale di questi gravi disturbi e non il normale ciclo della natura. Nonostante la terra, nel corso dei millenni abbia subìto innumerevoli cambiamenti, anche piuttosto repentini, quelli a cui stiamo assistendo nell’ultimo secolo, si stanno rivelando
troppo veloci e troppo radicali per non destare preoccupazione. Ma nonostante la realtà di fatti e dati allarmanti la comunità internazionale non sembra aprire gli occhi, risolvendo le riunioni annuali sul clima (COP), sempre, senza una vera e propria presa di posizione.
Teresa Balestrieri
 
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