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SCULTURE DI SABBIA, O L'EFFIMERO DELL'ARTE
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Domenica 01 Agosto 2010
Il Giardino delle Delizie - L'Inferno [Hyeronimus Bosch]

In questi giorni all'Aja –  Den Haag – si può assistere ad uno straordinario spettacolo. L'Accademia per le Sculture di Sabbia [Zandacademie] ha infatti realizzato nella piazza Buitenhof a due passi dal Parlamento, una serie di incredibili riproduzioni su scala gigante di famose opere d'arte di maestri Olandesi che si trovano nei musei vicini o sparsi in tutto il mondo. Peculiare la tecnica utilizzata: finissima sabbia dorata.

L'occasione è il Festival della città dell'Aja [Den Haag Festival 2010] che prevede tra le altre manifestazioni culturali questa iniziativa volta ad evidenziare due caratteristiche della capitale amministrativa dei Paesi Bassi: gli “Old Masters”, ossia i grandi maestri dell'arte e la sabbia, perché l'Aja si affaccia sul mare con l'immensa distesa di sabbia di Scheveningen.

Muri di sabbia compressa larghi venticinque per otto metri di spessore, alti almeno altri otto che riproducono in tre dimensioni opere straordinarie, di Rembrandt, Vermeer ed Escher per citarne alcuni.

Le sculture sono state realizzate da artisti provenienti da diverse parti del mondo: Russia, Ucraina, Paesi Bassi, Inghilterra e Repubblica Ceca. Le opere, scolpite a fine giugno, sono intatte ancor oggi e si potranno ammirare fino alla fine di agosto, o fino a quando resisteranno, granello su granello, alle incursioni della pioggia, che in Olanda non è infrequente.


Tra le opere riprodotte si trovano uno stupefacente
Autoritratto nelle vesti di S. Paolo (1661) di Rembrandt van Rijn (1606–1669), in esposizione permanete al Rijksmuseum di Amsterdam. Rembrandt rimarrebbe meravigliato di fronte alla propria effigie che, sebbene riprodotta su scala mastodontica, mantiene intatte tutte le caratteristiche visivo-tattili delle sue ultime opere: le pennellate spesse sono magistralmente disposte le une sulle altre, sulla sabbia come sulla tela.

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I dipinti di Jan Steen (1626–1679) sono un susseguirsi di richiami all'ordine, alla misura e al pudore, mettendo su tele e pannelli quotidiane scene di lascivia, come si vede nell'ammiccante signorina che condisce le ostriche con sale e limone (del 1660 – esposta alla Mauritshuis), oppure nell'immenso pannello qui riprodotto in tre dimensioni dal titolo “Soo voer gesongen, soo na gepepen” - proverbio olandese, tradotto letteralmente “Lo canti esattamente come lo senti”, che significa che una cattiva educazione non porta mai ad un buon risultato. La stilla di vino rosso che divide idealmente la tavola in due è lasciata all'immaginazione dell'osservatore del muro di sabbia!

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Un'opera simbolo della Mauritshuis è Il toro (1647), di Paulus Potter (1625–1654). Tra le sculture di sabbia c'è anche questo mastodontico toro, che in verità è fuori proporzione anche nell'originale. Infatti l'eccezionalità di quest'opera consiste proprio nelle sue dimensioni: 2,35x3,39 metri per ritrarre una scena campestre – protagonisti anche un contadino, una mucca, delle capre e una tenerissima ranocchietta verde sul prato in primo piano – che per giunta occupa solo metà tela!

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Celeberrimo dipinto è Il suonatore di liuto (circa 1624) di Frans Hals (1580–1666), oggi al Louvre. Nella riproduzione all'Aja è talmente aggettante che se ne esce con braccia e liuto dalla sua preziosa cornice. Intatti sono il sorriso beffardo e le corde dello strumento, qui appena percettibili.

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Il più antico maestro ricordato è Hyeronimus Bosch (c. 1450–1516), con la realizzazione del pannello di destra del trittico de
Il Giardino delle delizie (1503-04) che si trova a Madrid al Museo del Prado. Il soggetto è il cosiddetto Inferno Musicale, vista la presenza di diversi strumenti musicali usati come mezzi ti tortura. Uno ad uno sono rappresentati i peccati capitali e le relative colorite punizioni: sulla destra un essere dalla faccia di uccello inghiotte un dannato dalle cui terga parte uno stormo di rondoni, l'essere espelle i dannati che ha divorato in una fossa, dove un avaro espelle monete d'oro e un goloso vomita il suo pasto, al lato una donna un rospo marchiato sul petto si rispecchia nelle terga di un demone, simbolo di superbia punita, sulla sinistra la scena di una rissosa partita di carte, con un dannato assalito da un demone con uno scudo dipinto sulla schiena, dove è raffigurata una mano benedicente, con un dado sopra le dita e trafitta da un coltello a significare la potenza del peccato che annienta anche la benedizione cristiana.

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Johannes Vermeer di Delft (1632–1675) è citato nella Lattaia (circa 1659, Amsterdam Rijksmuseum). L'intimità della scena e la tranquillità nel volto della donna che, come da routine versa il bianco latte nella ciotola, rimane nella sabbia inalterata. Il latte si fa sabbia di clessidra che resta rapita tra un contenitore e l'altro, il tempo di un'estate.

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Altra scena peccaminosa molto spesso rappresentata dai maestri olandesi è quella che ritrae la Mezzana, vecchia che procura giovani prostitute a uomini dediti a vino, musica e bordelli. Tra i pannelli di sabbia ecco quindi emergere la Procuratrice (1622) di Dirck van Baburen (1595–1624), conservato a Boston al Museum of Fine Arts. Qui la mezzana, una vecchia donna sulla destra, richiama all'ordine la giovane prostituta sulla sinistra che intrattiene l'uomo al centro completamente rapito dal canto accompagnato dal liuto della signorina. “E' tempo di farsi pagare, prima di ogni altra cosa” pare urli la vecchia per interrompere il momento d'intesa tra i due.

 

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Il più moderno dei maestri è M.C. Escher (1898–1972) delle cui opere illusionistiche si è voluto fare un collage. Riconoscibili sono le litografia Curl up (1951),Waterfall (1961) e Reptiles (1943).

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Un biglietto da visita in grande stile presentato dalla città dell'Aja al turista, che offre una introduzione alla storia dell'arte olandese, tutta da approfondire attraverso la visione delle vere opere, conservate nei musei olandesi e non solo. L'unico “valore mancante” in questa particolare manifestazione è ovviamente quello del colore, anche se la tridimensionalità concessa dalla scultura regala un gioco di luci ed ombre, di chiaroscuri che danno, sebbene per un breve periodo, una vita diversa ad opere create più di quattrocento anni fa, e che mantengono inalterato il loro intimo fascino.

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Links: 
http://www.thehaguefestivals.com/en/zandsculptuur-den-haag/1172
http://www.zandacademie.nl/zandacademie

Anna Bianco
 
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