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PITTI FILATI
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Lunedì 12 Luglio 2010

È sempre la formica quella cui spetta il lavoro più grave. E anche quest’anno, con le molte incertezze maturate nelle stagioni precedenti, la più piccola manifestazione di Pitti Immagine, quella dedicata ai filati, ha caricato sulle proprie spalle tutto il peso del presente assicurandolo alla prossima stagione.

Un ciclo questo che si è appena concluso, sicuramente migliore rispetto alle passate edizioni - e più rassicurante – con un’affluenza di  5100 visitatori e, addirittura, un inaspettato +10% (circa) sulla presenza di compratori esteri.

Molti gli espedienti messi in atto per assicurare la sopravvivenza dell’intero corpus delle manifestazioni fiorentine dedicate a chi la moda dovrebbe comprarla. Ancora una volta lo spazio espositivo è stato riunito in un unico padiglione della Fortezza da Basso, quello centrale, sfruttandone i tre livelli: gli espositori, a metà strada, a far da anello di congiunzione, e passaggio forzato, tra l’area tendenze e Prima moda Tessuto che, alla sua terza edizione, presenta con successo crescente e costante le collezioni per la stagione ancora successiva rispetto a quella della fiera che la ospita. Nel sottosuolo si è sviluppata la sezione di ricerca, titolata “Move!”; tema: il viaggio in tutte le sue espressioni (e in tutta la confusione di chi l’aereo, o il treno, o il tram lo sta rincorrendo). Perché qui, il genio, che è stato quello di coinvolgere gli studenti del primo anno del Polimoda per far loro realizzare la quantità di mini abiti esposti, non ha considerato il margine sufficiente di divagazioni sul tema che una simile proposta avrebbe potuto generare. Sparsi su un planisfero “fluttuante” di alcuni centimetri dal suolo, questi abiti per piccoli uomini, sono stati toccati, fotografati, studiati e – non c’è dubbio – molto apprezzati dai visitatori in aumento (fra cui gli stessi studenti andati per un sopralluogo).

Non è mancata la sempre concomitante “Vintage Selection”, che ammantata dall’afa, ha forse iniziato a veder scemare il proprio successo: i primi a mancare sono stati gli espositori, notevolmente diminuiti. Ottima invece l’idea di dare la luce alla prima edizione del concorso per studenti di moda “Feel the yarn”, dedicato alla maglieria. Un progetto, questo, di importanza cruciale per tutto l’apparato legato a Pitti Immagine, compresa la Regione Toscana, sponsor e copromotore e il Consorzio Promozione Filati, perché “costringe” più istituzioni (a volte con interessi diversi) a lavorare in sinergia per promuovere a livello internazionale il valore, e soprattutto l’usabilità, di un prodotto italiano.

E ancora, una sfilata. Non di firma, né di multinazionale. Una sfilata degli studenti del corso di moda dell’Isia dal titolo “Nei nostri panni”. Organizzata male, poco pubblicizzata, con una regia del tutto artigianale, è riuscita a far risaltare le uniche due facce importanti di quella che dovrebbe essere la moda: gli abiti, di alto livello sia per creatività che per modalità di realizzazione, e i loro creatori, che oltre alla faccia e alle speranze ci hanno messo, è evidente, grandissima dedizione.

La formica, che lavora e impara, ha ripreso il proprio cammino verso il mercato internazionale, questo è il fatto certo che emerge in chiusura. Pitti Immagine Filati, non solo sta ricominciando a trainare un apparato produttivo, ma anche sta rielaborando un modus operandi che è proprio delle altre fiere del settore moda: diversificare al massimo la propria proposta, anche a patto di far dimenticare nel minor tempo possibile quello che un numero inesorabilmente crescente di visitatori vede e acquista.

Manuele Menconi
 
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