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ECO CHIC IN CARNABY STREET
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Lunedì 10 Maggio 2010
La vetrina del pop-up shop
Nel cuore di una delle strade più famose di Londra, nasce Eco Chic pop up shop, un progetto promosso da EJF organizzazione non profit impegnata in numerose campagne su eticità del lavoro e sostenibilità dei processi produttivi.
Giovedì 29 aprile si è tenuta la presentazione, da parte del Forum for the Future, della ricerca Fashion Futures 2025, in collaborazione con Levi Strauss & Co.

Si chiama Eco Chic: un pop up store, nato da un progetto di EJF (Environmental Justice Foundation), nel cuore di Carnaby street, al numero 57, in una delle strade più celebri di Londra, sia per la moda che per la musica che l’hanno resa famosa in tutto il mondo, e che la caratterizzano ancora oggi.

Quello di EJF è un progetto che si basa sull'idea di una moda dedita alla sostenibilità e all'eticità a partire dall'approvvigionamento delle materie prime fino al controllo sulla catena di produzione; processi esenti dallo sfruttamento del lavoro di bambini e che non prevedano l'utilizzo di sostanze dannose ed inquinanti, al fine di salvaguardare non solo la produzione ma anche una migliore qualità della vita delle comunità che vivono nelle regioni di produzione.
Lo spazio espositivo è disposto su due piani, con l'aggiunta di una sala adibita ad eventi e conferenze, nella quale è stato ospitato il 29 aprile scorso l’Ethical Fashion Social Network Event dove si è parlato del futuro e delle prospettive che può avere la Moda Etica.

Un evento che ha visto la presentazione, da parte del Forum for the Future, del Fashion Futures 2025: una originale ricerca per capire come la moda in futuro dovrà tenere in considerazione anche i cambiamenti ambientali e climatici che il nostro pianeta attualmente sta attraversando.

La ricerca presentata è stata sviluppata dal Forum for the Future, un'organizzazione non profit che opera nel settore della sostenibilità, fornendo consulenza ad aziende sia pubbliche che private, per ciò che riguarda lo sviluppo di servizi, progetti e prodotti sostenibili. La ricerca si è svolta in collaborazione con Levi Strauss & Co.
Eco Chic è stato curato negli interni da Honest Entertainmen t che ha utilizzato solo materiali riciclati per allestire l’intero spazio, e l’effetto finale è sorprendente: accessori di arredamento che variano da un sofisticato stile retrò e vintage ad elementi originali come le gigantesche tazze da tea interamente dipinte a mano.
EJF è un organizzazione impegnata in numerose campagne umanitarie. I settori in cui opera sono soprattutto quelli relativi alla salvaguardia dell'ambiente e dei diritti umani, con un impegno rivolto anche in difesa di numerose specie animali a rischio estinzione, in aree del pianeta in cui le produzioni intensive hanno significativamente modificato l’ecosistema originale, compromettendo la sopravvivenza di numerose specie.

Tra queste campagne le più significative sono quelle sull’etica e la sostenibilità della produzione di cotone, senza l’utilizzo del lavoro forzato di bambini nelle coltivazioni, ed il non uso di pericolosissimi pesticidi. In questo caso una campagna in particolare è quella contro l’utilizzo di Endosulfan, un pesticida estremamente tossico impiegato intensivamente nelle coltivazioni di cotone. Campagne contro la pesca intensiva che sta distruggendo intere comunità sia in Guinea che nelle coste occidentali africane, ma anche in Indonesia e nel nord di Sumatra.
EJF ha quindi lanciato una serie di T-shirt in cotone organico proveniente da coltivazioni eticamente certificate, stampate utilizzando inchiostro organico, vengono prodotte in Turchia e nel Regno Unito. Sono disegnate da famosi stilisti e designer tra cui: Katharine Hamnett, Alice Temperley, Richard Nicoll, Jenny Packham, Giles Deacon, Ciel, John Rocha, Luella, Betty Jackson e Christian Lacroix. Il ricavato delle vendite viene utilizzato per sostenere le numerose campagne
sostenute dall'organizzazione stessa.

Durante la presentazione del rapporto d'inchiesta da parte del Forum for the Future sono stati evidenziati quattro scenari futuribili, basati sulla scarsità di materie prime, sulla crescita della popolazione ed altri importanti fattori daranno forma all’industria della moda in un ipotetico 2025 e di come questi condizioneranno il suo futuro. Un'industria della moda globale che attualmente genera un giro di affari pari di più di un trilione di dollari ogni anno; risulta quindi fondamentale comprendere come tali capi di abbigliamento vengano prodotti e venduti, perché questo può fare la differenza, avendo un gigantesco impatto sia per la nostra società che per le risorse ambientali. Per John Anderson, Presidente e Chief Executive Officer di Levi Strauss & Co, l’Industria della moda per essere economicamente sostenibile “deve anche essere socialmente ed ambientalmente sostenibile. Questi provocativi scenari presentati nel report spingono tutti noi a guardare oltre il breve periodo, ed usare la nostra forza come collettività per creare e dare forma ad un mondo positivo, come noi lo vorremmo nel 2025.”

I quattro scenari ipotizzati sono:

Slow is Beautiful, dove la “Moda si fà lenta”. Famosi brand competono per essere eco-sostenibili: la quantità di abiti pro capite si riduce considerevolmente, ma non a scapito della qualità. Abiti vintage e di seconda mano vengono comprati e venduti online; si fa ampio uso di abiti intelligenti che monitorano le funzioni vitali, temperature etc.

Community Couture, dove comunità autosufficienti hanno creato delle nicchie per sopravvivere all’impatto dei cambiamenti climatici ed alla cronica carenza di risorse; ogni comunità ha un centro di riciclo per gli abiti; i capi di seconda mano acquisiscono valore e nulla  viene gettato via.

Techno-chic è uno scenario in cui il pianeta ha prontamente reagito ai primi problemi ambientali riducendo le emissioni nocive, con massicci investimenti nella tecnologia; gli abiti sono disegnati per essere biodegradabili e riciclati.

Infine Patchwork Planet, dove il mondo è suddiviso in numerose aree indipendenti dal punto di vista religioso e culturale, abiti sono modulari e creati per essere assemblati in numerose, differenti maniere. La scarsa reperibilità di risorse ha portato a puntare prevalentemente sull’innovazione.

Questi scenari, estremizzazioni di certi cambiamenti e tendenze in atto, danno un' idea di come il sistema si stia modificando e di quali siano le strade alternative che potrebbero essere intraprese. Se di norma si pensa alla moda come ad un qualcosa in vorticoso movimento, la sfida proposta ultimamente è quella di trasformare questo mondo cominciando proprio dalla velocità: processi produttivi e fruizione all'insegna della lentezza.
La moda come prodotto culturale è fortemente legata alla ricerca della novità ed alla creazione di nuove forme, colori, tessuti e materiali, ma proprio in quanto prodotto culturale dipende dal pensiero, dalla sensibilità e dalle necessità umane. Tutte queste variabili sono in continuo mutamento: in un momento storico come quello contemporaneo, in cui una crescente sensibilità nei confronti dell’ambiente che ci circonda potrebbe fare la differenza per un prossimo futuro, la necessità di salvaguardare interi ecosistemi che rischiano l’estinzione o lo stravolgimento totale idem, il pensiero per un futuro in cui l’uomo conviva in equilibrio con se stesso e con le purtroppo limitate risorse del pianeta, può allora forse condizionare un prodotto culturale e diffuso come la moda.
Nicola Machetti
 
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