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LOUIS VUITTON E L'AMBIENTE
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Mercoledì 07 Ottobre 2009
Il magazzino ecosostenibile alle porte di Parigi.
Il magazzino ecosostenibile alle porte di Parigi.

La condizione ambientale e climatica del pianeta è uno dei principali focus dei nostri tempi. Il mondo scientifico è stato il primo a farsi portavoce di una massiccia campagna di sensibilizzazione e allerta dell’opinione pubblica. E’ in questa ottica che nel 2007 nasce The Climate Project, l’associazione no-profit fondata dall’ex Vicepresidente USA e Premio Nobel per la Pace Al Gore allo scopo di informare sui cambiamenti climatici in atto, oltre che sulle misure da adottare per combattere il surriscaldamento globale.

Tra i vari sostenitori dell’associazione,  singolare  e degno di nota è l’impegno di Louis Vuitton: dal 2007 partner del Climate Project la maison francese leader mondiale nel campo dei beni di lusso sposa la mission di Al Gore.

E’ con la campagna pubblicitaria “Core Values” che Louis Vuitton ottiene i maggiori proventi da destinare alla causa ambientalista del Premio Nobel. Attraverso una geniale operazione di marketing la maison pubblicizza i suoi prodotti più classici e continuativi, raccontando ogni volta storie legate al viaggio (da sempre fil rouge dell’azienda) ed avvalendosi di testimonial d’eccezione (tra cui Mikhail Gorbaciov, Keith Richards, Francis Ford Coppola e la figlia Sofia).

La pubblicità, potentissimo mezzo di comunicazione di massa, rimane la via più semplice da percorrere per sostenere ad ampio raggio la responsabilità ambientale oltre che uno stile di vita eco-sostenibile, obiettivi condivisi sia da Louis Vuitton che da Al Gore.

Da un’attenta analisi del modus operandi della maison francese, si evince che la collaborazione  con il Climate Project è solo una - sicuramente la più nota - tra le molte iniziative dell’azienda a tutela dell’ambiente: un’attenzione che la coinvolge in toto, andando ben oltre la mera filantropia.

Già nel 2001 Bernard Arnault  - alla guida del colosso del lusso mondiale LVMH  trainato da Louis Vuitton - sottoscrive la “Carta Ambientale” ovvero un documento che stabilisce un sistema di gestione e certificazione dell’impatto sull’ambiente derivante dalle attività di ogni compagnia del gruppo LVMH.

Nel caso specifico di Louis Vuitton, è stata attuata una vera e propria politica ambientale, che interessa l’azienda dalla formazione del personale alla filiera produttiva, dalla valorizzazione dei rifiuti alla previsione di una serie di clausole ambientali in tutti i contratti di subappalto, fornitura e servizi, dall’impiego di lampadine a basso consumo in tutti gli atelier fino alla costruzione di edifici in armonia con la natura.

Al di là delle donazioni, al di là delle strategie di comunicazione e delle pur lodevoli iniziative, l’aspetto più interessante è l’impegno da parte di una realtà di tale portata a mettere in atto criteri e metodi di produzione il più possibile trasparenti ed  innocui. Un altro esempio: nel 2004 Louis Vuitton si avvale del metodo “Carbon Inventory” (sviluppato con l’aiuto di ADEME, agenzia francese per l’ambiente e la gestione dell’energia) in grado di valutare le emissioni dirette e indirette dei gas a effetto serra di aziende e relativi impianti, ovvero di individuare le cause di emissione di gas nocivi, nel corso di tutta la filiera produttiva. Ne è risultato che il 37% dei gas nocivi era emesso dal trasferimento aereo dei prodotti dagli atelier ai negozi: si è quindi  stabilito di rivolgersi alla meno inquinante via fluviale (nel 2004 il 40% degli articoli in pelle è stato trasportato per via marittima, nel 2005 la percentuale è salita al 50%). Dal 2006 il nuovo mezzo interessa il 60% degli articoli in pelle Louis Vuitton.

Alla revisione dei sistemi di trasporto e alla riduzione dei gas nocivi si sono accompagnate anche altre misure: l’eliminazione della pellicola di plastica che ricopriva sia le attrezzature per lo spostamento dei materiali (con il risparmio di 20 tonnellate di plastica) sia tutti gli imballaggi delle cinture, la rimozione dell’involucro intermedio per il trasferimento dei prodotti dagli atelier ai negozi (con il risparmio di 100 tonnellate di materiali), l’adozione di una specifica carta da imballaggio ecologica e certificata dall’Unione Europea, e un’interessante riduzione - nei prodotti in pelle - della percentuale di adesivi a base solvente a favore di adesivi a base acquosa.

Le tante iniziative adottate da Louis Vuitton per ridurre l’impatto ambientale del ciclo produttivo testimoniano un impegno concreto e propositivo, che Emmanuel Mathieu – Industrial Director Louis Vuitton – spiega così: “Tutti i prodotti Louis Vuitton sono di eccellente qualità, e fatti per durare nel tempo. Da sempre il nostro motto è stato che l’alta qualità si ottiene attraverso una rigida organizzazione coadiuvata da oggettivi sistemi di controllo e accertamento. Quello che vale per i nostri prodotti, va esteso anche all’ambiente”.

Creare in armonia con la natura e farsi portavoce di uno sviluppo sostenibile è per un’azienda di beni di lusso un grande impegno; e chissà, che non si riesca pure a risvegliare l’ormai assopito ed anestetizzato spirito critico del pubblico della moda, anche in tema di ambiente.

In fondo, contro chi imputa ai grandi nomi dell’industria un falso buonismo ambientalista, contro chi pensa che la moda abbia bisogno di scaricarsi l’effimera, luccicante e magra coscienza, se  un colosso come Louis Vuitton si concede il lusso di organizzare una filiera produttiva eco-responsabile, è lecito concedere il beneficio del dubbio.
Lucia Cespites
 
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